Not Ordinary Innovation partecipa alla consultazione pubblica indetta dalla Commissione Europea sulle strategie future dell’IA nel settore delle imprese culturali e creative con una proposta che verrà inserita nel documento ufficiale da presentare al Parlamento e il Consiglio. La nostra proposta:

Poter esprimere la propria opinione su come l’IA influisce nel mondo artistico e creativo significa argomentare il punto di vista dal proprio osservatorio. Il nostro è quello delle piccole associazioni nelle quali si incontrano talenti – molto spesso giovani – che hanno bisogno di essere valorizzati e sostenuti. Talenti che, il più delle volte, non sono accompagnati da conoscenze tecniche sul mondo digitale usato come strumento per far conoscere il proprio lavoro: immagini, video e testi postate sui social media. Tutto materiale di cui l’IA si nutre famelicamente. La prova è semplice: a distanza di tempo rivolgendosi a questa e domandandole di creare un’opera nello stile di quell’artista il risultato sarà un’immagine che ne richiama le caratteristiche distintive. Fin qui l’artista dà- nella quasi totalità dei casi inconsapevolmente – e l’impresa che sviluppa IA prende. Se vogliamo assumere una prospettiva diversa nella quale il rapporto da unidirezionale diventi bidirezionale è necessario immaginare uno- o più- modi- in cui anche le imprese che guadagnano con lo sviluppo di IA diano qualcosa agli artisti che permettono loro di prosperare. Come si potrebbe fare? In diversi modi. Quello più semplice dovrebbe prevedere un pagamento per l’utilizzo del loro lavoro ma, da un punto di vista tecnico, questa ipotesi presenta diverse difficoltà e allora se la compensazione non può avvenire in denaro può esserci sotto forma di erogazione di servizi. Che tipo di servizi? Quali sono quelli che potrebbero essere davvero utili per creativi e artisti?

Per individuarli partiamo dall’analisi dei loro bisogni, il maggior ostacolo che le imprese creative e gli artisti incontrano è farsi conoscere dal pubblico, raggiungere il mercato. Chi ha talento ma ancora non è famoso se non dispone di capitali non riesce a farsi notare in rete, la stessa rete dove informazioni, trend e messaggi a cui le società che sviluppano IA hanno accesso illimitato affinché questa possa addestrarsi e aggiornarsi con contenuti originali. Immaginiamo che le imprese che sviluppano IA che scandagliano giorno e notte instancabilmente il web per assorbirne dati organizzino gallerie d’arte virtuali, residenze artistiche, mostre itineranti e spazi di promozione delle imprese creative.

Servizi ad accesso gratuito per le imprese e gli artisti che ne fanno richiesta. In questo modo si realizzerebbe uno scambio in cui i vantaggi non sarebbero solo per le imprese ma anche per coloro che creando contenuti originali permettono a queste di crescere. È chiedere troppo? Ok, si potrebbero prevedere degli incentivi fiscali per le imprese che realizzano questi servizi. Ideare e organizzare spazi in cui far conoscere il lavoro di creativi e artisti non sarebbe solo una equa forma di compensazione per l’utilizzo del loro lavoro ma – anche – un modo per garantire la possibilità di distinguere il frutto dell’ingegno e il talento umano dalla produzione generata dall’IA.

Se vogliamo rendere possibile tale distinzione dobbiamo strutturare – adesso – dei meccanismi per farlo. Riuscirci diventa sempre più difficile e l’improvvisazione da parte di chi non avendo né talento né competenze ma grazie al ricorso all’IA crea contenuti grafici, testi e immagini sottrae spazio e lavoro ai professionisti”.